Museo Storico della Liberazione di Lucca

Palazzo Guinigi

Via S. Andrea, 43

 

La terra del Don

Sabato 25 gennaio al Museo è stata donata la terra del Don. Idealmente gli alpini dell'Armir sono tornati a casa.

Eventi

Per non dimenticare

IO MUOIO SERENO

 

“Io muoio sereno” scrisse Don Aldo Mei su un foglietto di carta quadrettata che fu ritrovato addosso al cadavere dopo l’uccisione. Le zone scure in basso dell’immagine che riproduciamo sono le macchie del suo sangue.
Il parroco di Fiano era stato arrestato il 2 agosto e condotto a Lucca, dove, nella notte tra il 3 ed il 4, una pattuglia di SS lo fucilò. Lo portarono sotto gli spalti delle mura urbane, vicino a Porta Elisa, e lì dopo essere stato costretto a scavarsi una fossa alle 22 venne fatto genuflettere sull'orlo di essa, e quindi venne ucciso. Don Aldo Mei fu colpito da 28 proiettili.
Nel centenario della sua nascita - avvenuta il 3 marzo del 1912 a Ruota (Capannori) - il 23 e 24 novembre si terrà presso Palazzo Ducale e Palazzo Arcivescovile il convegno  "La Chiesa di fronte all'estremo: Don Aldo Mei, la Diocesi di Lucca e oltre", promosso da Provincia di Lucca, l’Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea e l’Arcidiocesi di Lucca.
La lettera era indirizzata ad Adolfo un giovane ebreo protetto da Don Mei.
In questa il sacerdote scrisse: “Adolfo caro quanto la mia vita. Io muoio sereno per la sua salvezza e di tutta la sua famiglia – godo di dare sia pure, indegnamente, come il mio Maestro Gesù la vita per la salvezza delle anime.
Una gran festa farò in paradiso quando diventerà cristiano e perché no? se il Signore lo vuole anche sacerdote a sostituire nella santa Chiesa questo povero indegno sacerdote.
Stia sereno sempre.
Aff.mo Sac. Aldo Mei”.


 

Gli orrori di una guerra, di tutte le guerre

A Sant’Anna di Stazzema, la mattina del 12 agosto 1944, si consumò uno dei più atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili nel secondo dopoguerra in Italia.

La furia omicida dei nazi-fascisti si abbattè, improvvisa e implacabile, su tutto e su tutti. Nel giro di poche ore, nei borghi del piccolo paese, alla Vaccareccia, alle Case, al Moco, al Pero, ai Coletti, centinaia e centinaia di corpi rimasero a terra, senza vita, trucidati, bruciati, straziati.

Quel mattino di agosto a Sant’Anna uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti, quassù, in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. 560 ne uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. A Sant’Anna, quel giorno, uccisero l’umanità intera.

La strage di Sant’Anna di Stazzema desta ancora oggi un senso di sgomento e di profonda desolazione civile e morale, poiché rappresenta una delle pagine più brutali della barbarie nazifascista, il cancro che aveva colpito l’Europa e che devastò i valori della democrazia e della tolleranza. Rappresentò un odioso oltraggio compiuto ai danni della dignità umana. Quel giorno l’uomo decise di negare se stesso, di rinunciare alla difesa ed al rispetto della persona e dei diritti in essa radicati.

Visitate il sito http://www.santannadistazzema.org/sezioni/LA%20MEMORIA/