Museo Storico della Liberazione di Lucca

Palazzo Guinigi

Via S. Andrea, 43

 

Il progetto: un museo della città per la città

Il Museo della Liberazione si trova in alcune sale di Palazzo Guinigi nel centro storico di Lucca e mette in mostra documenti, testimonianze, fotografie, cimeli e divise risalenti al periodo della Resistenza. Realizzato nel 1988 da un gruppo di reduci della Seconda Guerra Mondiale, e curato dal Prof. Carlo Gabrielli Rosi, il Museo rende omaggio alla memoria dei cittadini lucchesi che hanno contribuito alla liberazione del territorio della provincia di Lucca dall’occupazione nazista. Una sezione dei cinque locali è adibita alla conservazione delle urne contenenti la terra dei cimiteri militari d’Italia e dei luoghi italiani dove furono compiuti eccidi nazisti come triste testimonianza di coloro che si sono sacrificati per patria.

Il Museo è gestito dall'Associazione amici del Museo storico della Liberazione di Lucca presieduta dal Col. Fausto Viola.

Lucca nella seconda guerra mondiale ha ricoperto un ruolo cardine nel settore occidentale della Linea Gotica. Base di molti comandi seppe superare le criticità dei giorni della Liberazione con moti organizzati e spontanei. Per otto mesi fu retrovia della Linea che vide impegnati contingenti alleati provenienti dal Brasile (Força Expedicionaria Brasileira); dagli statunitensi della 92° Divisione “Buffalo”; dai fanti nippoamericani del 442° reggimento (con il 100° battaglione) “Nisei”; dai fanti della 8° Divisione indiana e da piccole aliquote composte da inglesi, scozzesi, neozelandesi, sudafricani.
Per questo la città di Lucca si presta bene a diventare sede di un Museo dedicato all’aspetto militare della nostra storia.
La nascita di una struttura museale è opportunità unica per un territorio, ma anche una sfida per i curatori e gli organizzatori della stessa. E’ interessante quindi cogliere l’occasione – grazie al fatto che il Museo di Lucca parte praticamente da zero – di far nascere una struttura seguendo regole e modus operandi che pongano la nuova struttura già nel nuovo millennio. Prima di affrontare però lo specifico è bene addentrarci nella visione contemporanea di “museo”, cercando di capire quali sono gli elementi da instaurare e gli strumenti da utilizzare.

 

Il concetto di museo

Il concetto e la visione del soggetto “museo” ha avuto, in questi ultimi anni, una profonda trasformazione. Il museo oggi non può essere più osservato solamente come un contenitore di beni, ma costituisce piuttosto l’assetto organizzativo preposto alla tutela, alla fruizione ed alla valorizzazione della cultura: il soggetto in grado di svolgere, in maniera paritetica e unitaria, il ruolo di conservazione, fruizione e valorizzazione dei beni culturali. A questo proposito è bene ricordare che nel museo convivono e si integrano tanto i profili “statici” della disciplina dei beni culturali, quanto gli aspetti “dinamici” della produzione culturale intesa come vero e proprio motore di sviluppo economico. Un museo – nella sua forma più moderna – deve essere in grado di esercitare tutte le funzioni proprie della gestione dei beni culturali, attraverso la tutela (attività dirette a conservare e proteggere i beni culturali), la gestione (attività diretta, mediante l’organizzazione di risorse umane e materiali, ad assicurare la fruizione dei beni culturali), la valorizzazione (attività  tesa a migliorare le condizioni di conoscenza dei beni culturali), la promozione (momento teso a creare attività culturali).

E’ corretto affermare che oggi la qualità di un museo non deriva più soltanto dalla ricchezza del patrimonio e dei beni contenuti, ma anche dalla capacità di fornire servizi, di promuovere ricerca e cultura e di qualificare lo sviluppo del territorio circostante creando un rete con esso. Il museo è espressione culturale del territorio; contribuisce a rafforzare l’identità e la crescita sociale di una comunità, ma rappresenta anche un’opportunità economica.

Il nuovo museo quindi è oggi rappresentato come un vero giacimento di risorse da far fruttare per la gestione della struttura stessa e per il territorio circostante. A tal fine è importante realizzare un equilibrato insieme tra attività di natura imprenditoriale e culturale, tra cultura aziendale e cultura specifica del settore museale. Devono dunque convivere la gestione del museo; la promozione in chiave turistica; l’incentivo economico territoriale; la promozione della ricerca stringendo sinergie con le Università, case editrici, associazioni e musei.

Non dobbiamo inoltre dimenticare che la legislazione più recente (in particolare il decreto legislativo 112/98) definisce il bene culturale come il bene che, indipendentemente dalla sua natura (storico, artistico, monumentale, letterario, archeologico) costituisce testimonianza avente valore di civiltà. Di conseguenza, l’oggetto della conservazione e della gestione dei musei si amplia notevolmente, potendo abbracciare profili culturali assai diversificati.
Infine sottolineiamo che i Musei come soggetti espositivi statici soffrono enormemente l’isolamento da un sistema sempre più poliedrico e multifunzionale.
Per questo motivo è primario mettere in atto tutte le misure per far convergere tra le attività del Museo tutte le voci culturali presenti nel panorama e nel contesto culturale del Museo stesso.
Disegnare quindi – come già affermato – una rete compiendo un esercizio di condivisione e sviluppo.

 

I criteri di valutazione di un museo

Quando si parla di museo gli operatori si trovano di fronte all’esigenza primaria di dover accreditare e certificare la struttura che stanno creando. E’ primario quindi affrontare il criterio di valutazione di “buon museo”. Per far questo mi avvarrò delle regole imposte dal Museums Assessment Program, che dal 1970 l’American Association of Museums applica a tutte le strutture richiedenti la certificazione.

Presento i criteri per poterli utilizzare anche nella nuova struttura di Lucca:

Missione e pianificazione delle attività future: definire e affermare ufficialmente la missione del museo; pianificare le attività future (redazione di un business plan e di un piano strategico) in modo coerente con la missione, gli obiettivi di medio periodo e le risorse materiali e umane. Il piano delle attività future dovrà essere chiaro, aggiornato e pubblico.

Direzione: nominare un direttore a tempo pieno, con competenze storico-scientifiche e museografiche, dotato di autorità e risorse finanziarie adeguate.

Comitato di direzione: nominare un comitato di direzione e organizzare incontri regolari tra i membri dello stesso, in modo che siano chiari e condivisi i ruoli e le responsabilità individuali.

Personale: organizzare la gestione del personale a tempo pieno, part-time e volontario; organizzare la formazione e riqualificazione del personale.

Finanza: predisporre il bilancio di esercizio; predisporre il bilancio di conto capitale; individuare i criteri tariffari ottimali.

Sicurezza, accessibilità, servizi: disporre di strutture di sicurezza antincendio; disporre di un piano di emergenza in caso di incendio o disastro; organizzare l’addestramento del personale; disporre di dispositivi di sicurezza per la collezione e lo stabile; predisporre accessi per visitatori disabili; predisporre servizi igienici in perfetto stato.

Gestione della collezione: definire i criteri di acquisizione delle nuove opere; attuare un sistema efficace di catalogazione e di archiviazione; definire procedure per la gestione dei prestiti (in ingresso ed in uscita); definire procedure per la dismissione delle opere; definire obiettivi di breve, medio e lungo periodo relativi alla conservazione della collezione.

Conservazione della collezione: dedicare uno spazio adeguato alle attività di deposito e immagazzinamento delle opere; predisporre il controllo ambientale sui locali di deposito; predisporre locali speciali per opere che richiedono cure particolari; mettere a punto tecniche appropriate per l’esposizione di opere che richiedono cure particolari; definire un piano di attività per la conservazione della collezione.

Manutenzione degli edifici: attuare una regolare manutenzione esterna ed esterna dello stabile; predisporre sistema di controllo della climatizzazione e riscaldamento; predisporre sistema di controllo dell’illuminazione; controllare e accertare la presenza di insetti e muffe; organizzare il servizio di pulizia.

Mostre: elaborare una politica culturale espositiva; definire il calendario delle mostre temporanee;  predisporre il display tematico, dotato di informazioni accurate; predisporre materiali informativi.

Didattica: definire una politica per la didattica; predisporre materiali didattici per le scuole;  predisporre programmi diversificati per pubblici differenti; cercare un collegamento a reti museali di rilevanza nazionale e internazionale; sviluppare una politica editoriale

Marketing e comunicazione: definire obiettivi della politica della comunicazione; promuovere campagne pubblicitarie per rafforzare l’immagine e l’identità del museo; promuovere indagini sui visitatori, effettivi e potenziali; attivare azioni di marketing e sforzi per lo sviluppo del museo;  predisporre una presentazione del museo su diversi supporti; definire il lodo del museo; realizzare un servizio di relazioni pubbliche.

 

Il Museo di Lucca

Dopo aver affrontato e osservato le linee pratiche e teoriche per l’allestimento e la gestione di uno spazio museale, entriamo nel dettaglio del Museo di Lucca.

Struttura del Museo

Allo stato attuale il Museo si presenta con dieci stanze poste a piano terra con ingressi da via Guinigi e via S. Andrea. Le sezioni sono attualmente tre: lo spazio museale con percorso successivo su sei stanze (sulla mappa 1,2,3,4,5,6); una sala conferenze con 60/70 posti a sedere arredata e con tecnologie per seminari ad alto livello formativo (con attiguo un ufficio per riunioni intermedie e incontri informali) segnalate sulla mappa con i numeri 7 e 8; la biblioteca su due stanze raggiungibili dalla sala quattro (4) dello spazio museale (indicate sul mappario con i numeri 9 e 10).
Interessante è la presente del giardino che potrà essere utilizzato per eventi estivi; fiere di militaria; rappresentazioni e l’esposizione di mezzi e armi militari di grandi dimensioni (jeep, camion, carri armati, cannoni, obici, etc.).

Disegno del Museo

Il Museo dovrebbe essere organizzato seguendo una disposizione cronologica dettata da una narrazione storica fedelmente riprodotta. Dunque dalla sala 1 e dal 1914 fino alla sala 6 e la Resistenza nel 1945.
Si dovranno creare piccoli scenari di guerra utilizzando manichini e creando diorami con armi ed equipaggiamenti. Importante seguire un criterio di assoluta perfezione delle ricostruzioni senza commettere alcun errore.
Per la Prima guerra mondiale esporre privilegiando le armate italiane e austriache.  Passare poi alla Seconda guerra mondiale cercando di mettere in mostra i combattenti italiani (sia del Regio esercito, sia della RSI, sia dei Gruppi di Combattimento, sia nelle Brigate partigiane), tedeschi, statunitensi (nei differenti contingenti extranazionali).
Cercare di fare vedere al visitatore anche i lati “umani” dei combattenti esponendo anche i materiali di magazzino, i piccoli prodotti di consumo, gli strumenti medici e gli utensili dei laboratori, fino agli oggetti personali.
Dotare ogni micro-sezione espositiva di targhette in quattro lingue: italiano, tedesco, inglese e francese.
Prestare la massima attenzione alla “difendibilità” degli oggetti esposti dotandoli di ancoraggi o ganci nascosti. Questa pratica oltre a permettere una difficile asportazione dei materiali, consente al Museo di poter dosare le forze umane per la custodia e la gestione dell’apertura degli spazi.

Piano triennale

In questa sezione dettiamo gli step che dovranno essere seguiti nel triennio 2013-2015.
Stipulare accordi di collaborazione con i dipartimenti di storia di alcune Università italiane con lo scopo di organizzare seminari, conferenze e incontri di studio. E’ importante avere rapporti con docenti di tutta Italia proponendo la possibilità agli stessi di poter disporre degli spazi museali per ogni attività inerente il Museo stesso.
Incentivare pertanto le sinergie tese a costruire una rete di esperti a livello internazionale.
Aprire  il Museo alle case editrici italiane e straniere che dovranno inviare i libri di interesse museale alla biblioteca e in cambio potranno avere spazi per incontri, presentazioni,seminari. Nello specifico costruire sinergie con: Il Mulino, Laterza, Carocci, Einaudi, Mursia, Rubbettino.
Il Museo dovrà dotarsi di un fondo editoriale allo scopo di finanziare almeno due pubblicazioni legate alle attività della struttura ogni anno. Inoltre si potrà – in collaborazione con le case editrici – instituire un premio per la tesi di laurea dedicata ad un argomento specifico.
Questo può essere desunto anche dalle macroattività del museo.
Tra queste ogni anno sarà dedicato ad un contingente differente che ha operato in provincia di Lucca.
Il 2013 potrebbe essere legato alla FEB (Força Expedicionaria Brasileira) operante in lucchesia dal settembre al novembre del 1944.
Il 2014 alla 92° Buffalo e i soldati americani di colore sulla Gotica dall’ottobre del 1944 all’aprile del 1945.
Il 2015 al 442° reggimento e 100° battaglione “Nisei”: i nippoamericani che con il loro attacco aprirono la breccia sulla Linea Gotica nell’aprile del 1945.
Durante l’anno sarà organizzato un convegno e una mostra.
Tra le altre macroattività si inseriscono mostre che arriverebbero come “scambio” con altri museo nazionali e internazionali dedicati agli ambienti storico-militari.
Per questo motivo dovranno essere individuati spazi espositivi aperti alla storia in tutte le sue forme ed espressioni.

La biblioteca

La biblioteca rappresenta un elemento prezioso per il Museo, perché arricchisce tutta la parte di ricerca. Sarà importante catalogare i volumi presenti con il metodo di Classificazione decimale Dewey, in modo da poter disporre di una biblioteca moderna pronta ad essere utilizzata da ricercatori provenienti da tutto il mondo.
Il catalogo – suddiviso per sezioni – sarà visibile in internet.
La biblioteca sarà dotata di “fondi” e di un archivio di documenti.
La stessa avrà anche una emeroteca.

Il Museo nella rete

Internet ha dimostrato che i prodotti culturali possono essere condivisi in tutto il mondo da milioni di persone ogni anno. Il Louvre è un esempio di Museo interattivo che è riuscito e riesce a trasmettere informazioni, ricevendo feedback assolutamente unici.
Le frontiere della rete oggi ci permettono di raggiungere ogni lato del pianeta mettendo a disposizione di tutti le conoscenze, le esperienze  e le memorie.
Il Museo ha dunque enormi potenzialità che potrà sfruttare dotandosi:
1 – Di un sito internet dinamico e veloce, corredato da visita guidata video; sezione stampa; biblioteca; archivio documenti (documenti, videointerviste, etc.) e infine pagine dedicate all’ospitalità che la città può offrire ai potenziali visitatori.
2 – Una vetrina con profilo e gruppo su Facebook e Twitter creando un insieme di contatti utili per le attività del Museo.
3 – Una pagina su YouTube contenente le video interviste e le video conferenze.

Il museo virtuale

Un museo virtuale non vive in uno spazio fisico, ma trova la sua collazione all’interno di Internet. Raccoglie collezioni di opere, fruibili in formato elettronico, corredate da un apparato informativo. Le collezioni di opere possono essere composte da immagini, video, grafici, diagrammi, slide shows, modelli 3d, animazioni e tutti gli oggetti multimediali che si possono creare. Nel nostro caso sceglieremo di realizzare video.
La scelta di far vivere un museo virtuale può essere dettata da varie esigenze ma il nostro intento è solo quello di incentivare la visita reale grazie ad una breve visita fatta su internet. Per far questo è importante però usare tutti gli strumenti e le figure professionali necessarie a compiere un lavoro di alte qualità professionali.
Le figure base impegnate nella creazione di un museo virtuale sono: il contenti expert (ovvero colui che crea i contenuti dei soggetti virtuali); il web-designer (il realizzatore della piattaforma web); videomaker (l’operatore con macchine digitali); il fonico (che si occuperà di musica e audio); il content manager (progetta e disegna il museo virtuale).
Una volta terminata la fase della produzione si passa alla postproduzione affidando il materiale a chi dovrà costruire  una strategia di comunicazione. Ecco alcuni punti importanti da coprire: posizionare il museo per non farlo perdere nel mare di internet; rapporti con la stampa; diffondere sondaggi e questionari sulle attività del Museo destinati ai visitatori virtuali; instaurare rapporti con fondazioni e associazione che possano sostenere il museo reale e virtuale; creare acronimi per materiali pubblicitari e newsletter.

Franco Lombardi – Andrea Giannasi