Museo Storico della Liberazione di Lucca

Palazzo Guinigi

Via S. Andrea, 43

 

Mostre

 

Mostra fotografica“Oświęcim/Auschwitz”  di Alessio Duranti, un viaggio nel cuore dell'orrore nazista. Tra gli schemi geometrici degli edifici e i corpi sfumati dei visitatori la memoria si rafforza con il presente e l'attualità delle immagini che raccontano ciò che è stato e ciò che è oggi il campo di concentramento considerato simbolo della Shoah.

Dal 7 febbraio al 25 febbraio

Alessio Duranti, giovane fotografo senese, proprio al campo polacco ha dedicato un'intensa mostra fotografica che sarà inaugurata venerdì 7, alle 10,30, presso il Museo della Liberazione nell'ambito delle celebrazioni del Giorno della Memoria.
La mostra “Oświęcim/Auschwitz” è parte di un lavoro molto più ampio che Duranti ha iniziato ormai da oltre tre anni. Si tratta di un progetto che è nato dal desiderio di raccontare l’attività dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia sia locale, con la narrazione di eventi e di commemorazioni, sia nazionale, come una serie di scatti su Marzabotto e la partecipazione ad alcune manifestazioni sui temi della Costituzione e del lavoro. Un progetto che dovrebbe portare Duranti in altri luoghi come la Risiera di San Sabba e il Campo di Fossoli per continuare il suo racconto sulla memoria.

Nel raccontare i luoghi e gli eventi della Resistenza è nato il desiderio di andare anche là dove si è svolta la tragedia dell’Olocausto, al quale l’Italia ha contribuito con le Leggi Razziali e le deportazioni.
La scelta, quindi, è caduta su Auschwitz. Ma, come era facile immaginare, non è stato un lavoro facile.


Confessa Duranti: “fotografare Auschwitz è stata dura per le sensazioni che suscita, per il costante pensiero agli orrori che in questo luogo si sono compiuti. Sei emotivamente catturato da tutto. E poi in sottofondo risuona sempre la stessa domanda: è ancora possibile fotografare Auschwitz? Che cosa posso aggiungere a tutto quello che è già stato mostrato del luogo simbolo della Shoah? Come farlo rispettando il ricordo di tutti coloro che da lì sono passati?”

Ci sono foto che Duranti ha deciso di non scattare, ma che fanno parte di un viaggio duro ma arricchente. A lavoro finito Duranti riflette: “Spero di essere riuscito a raccontare Auschwitz oggi, ovvero fare una sintesi tra quello che è stato e quello che è oggi, ho cercato di cogliere il silenzio, il vuoto dei corridoi, delle baracche e dei cortili ma allo stesso tempo ho ritenuto corretto raccontare com’è oggi questo posto in una calda giornata di luglio, la vita che inevitabilmente portano con sé migliaia di persone che vengono qui ogni giorno”.

Nazareno Giusti